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Concorso “Esploratori della Memoria”: obiettivo raggiunto.

Il concorso è giunto alla fase conclusiva con la donazione del modellino 3D della Cappella Natta alla ProBestagno e al paese di Bestagno.

Utente SIMONA SAVONA

da Simona Savona

Docente

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Dal discorso dei ragazzi: “Oggi siamo qui all’Ipsia per la chiusura di un lavoro lungo e impegnativo che abbiamo svolto per la partecipazione al concorso Esploratori della Memoria. Una ricerca  sul territorio attraverso la quale abbiamo imparato a scoprire che “come la scrittura è un arabesco su un foglio, i luoghi sono il foglio della natura su cui l’uomo ha disegnato mondi a sua misura”, prendendo in prestito le parole evocative di Andrea Carandini, uno dei presidenti Fai e della campagna Luoghi del Cuore. Lo abbiamo citato perché con questa caccia al tesoro per scoprire i monumenti abbiamo ritrovato tanti luoghi che avevamo nel cuore. Quello che abbiamo scelto per realizzare il modellino 3D richiesto dal concorso per dare modo a bambini non vedenti di poter conoscere i monumenti del nostro territorio in una mostra dedicata a Genova, è il paese di Bestagno con la Cappella Natta, “una finestra aperta sulla storia, un viaggio nel passato che nutre l’anima”, come scriveva il partigiano della Pigna di Sanremo, Italo Calvino.  Il Tempio votivo è dedicato al  tenente Filippo Domenico Natta, chiamato Nino, e ai Caduti della prima guerra mondiale del comune di Pontedassuio. Questa mattina vogliamo ricordare il forte legame di appartenza del giovane Filippo al piccolo paese di Bestagno in cui nacque  il 13 luglio 1895 da Itala Semeria e da Giuseppe, all’epoca Pretore a Castel di Sangro, in Abruzzo, attraverso alcuni pasdsi tratti dalle lettere scritte dal fronte.

Il 28 settembre 2015, da pochi giorni al fronte, sull’Altopiano di Asiago in prima linea con il 116° Reggimento fanteria, Filippo scriveva alla mamma: “Cara mamma. Come sei lontana ormai! Sei affaccendata forse per domani. Domani è San Michele”.
Filippo si riferisce alle celebrazioni liturgiche del piccolo paese di Bestagno in onore del Santo Patrono, San Michele, ricorrenza particolarmente cara a tutti gli abitanti di Bestagno.
Il 26 settembre 1916 scrisse in una cartolina alla madre: “Arriverà questa mia cartolina per il giorno di San Michele Forse arriverà dopo. Ma, poiché, quasi sorpreso dalla rapidità del tempo, io non vi ho fatto ancora gli auguri di buon S. Michele, mi affretto a farveli ora. Certo quest’anno il 29 settembre non mi porterà visibilmente niente. Gli altri anni, da bambino specialmente, io aspettavo questo giorno, con desiderio vivissimo. Era il giorno che apriva la vendemmia: era un giorno di festa, di allegria, in mezzo ai parenti e agli amici. L’anno scorso il 29 ero a Thiene. Il 26 sono partito da Bestagno. Quest’oggi compisco quindi il mio primo anno di guerra”.
Il 27 settembre 1916 scrisse alla madre: “Mai come in questi giorni penso a voi e a Bestagno. Vado ripassando per la mente i varii S. Michele che mi ricordo e i varii incidenti e le persone che erano con noi. E vi penso con particolare nostalgia, perché davanti a noi si presentano giorni brutti ed un inverno in guerra che fino a pochi mesi fa si era sperato di evitare con una pace vittoriosa”. La sera del 29 settembre scrive al padre: “In questa sera più forte, più vivo ho sentito il dolore d’essere lontano da voi. Ho pensato alla diversa condizione in cui ero in questo giorno gli anni prima della guerra. (Se tu guardi l’h di Ho, quella gamba lunga è dovuta a una granata più rumorosa delle altre). Confido, coll’aiuto del Signore e in questo giorno particolarmente con quello di S. Michele, di ritornare a casa sano e salvo”.
Tali parole sottolineano ancora una volta il forte attaccamento di Filippo per il piccolo paese di Bestagno, per i parenti e gli amici che vi ha lasciato, per tutte le attività, sia religiose che quotidiane, che
scandivano la vita della comunità. E sottolineano quanto sia di conforto per Filippo ricordare la tranquillità di Bestagno in mezzo al dolore della guerra, dei bombardamenti e della morte.
Vogliamo dedicare un pensiero alla mamma di Filippo, la signora Itala Semeria. Per il voto fatto da questa mamma di riavere il figlio sano e salvo ebbe inizio la costruzione di questa Cappella nella zona Colombera, poco prima di arrivare al paese, tra pini secolari e uliveti, su una prominenza di terreno ben visibile da buona parte della bassa Valle Impero. Quando arrivò la notizia della tragica morte di Filippo la signora Itala scelse di condividere il proprio dolore per la perdita del figlio e farlo diventare corale,  dedicando il Tempio votivo a Filippo e a tutti i Caduti della Grande Guerra del comune di Pontedassio. Scelse di intitolarlo alla Vergine Santissima Consolatrice, ritenendola in grado di donare conforto spirituale a tutte le madri e i padri straziati dal dolore della morte dei figli a causa della guerra.
“I Luoghi del Cuore sono volti” scrive Andrea Carandini  e i visi delle persone e dell’associazione ProBestagno sono stati fondamentali per conoscere il territorio  da una  prospettiva nuova.
Il volto del dottor Gian Domenico Ricaldone ci ha permesso di ricostruire la nobile storia che ha dato origine a questa imponente chiesa, insieme ai fratelli Alessandro, Maria Teresa, Francesca, Benedetta e alla signora Italia, discendenti di Filippo e proprietari del Memoriale. I volti del signor Luca Gheza del consigliere comunale Luca Fraate e di tutti i volontari dell’associazione ProBestagno ci hanno accompagnato passo dopo passo alla scoperta di ogni più piccolo particolare di questo monumento che è motivo di orgoglio e sentinella silente per il paese di Bestagno.  Il valore di questi legami, prima umani, poi storici,  creatosi con il territorio e le persone svolto per la partecipazione al concorso Esploratori della Memoria, al netto delle decisioni della giuria, si è concretizzato nell’interiorizzazione  del concetto di “eredità culturale dei territori”, definito dalla Convenzione di Faro quale radice identitaria di ogni cittadino europeo consapevole. Perchè, chiudendo con la musica, componente che caratterizza il nostro istituto, “la storia siamo noi,  attenzione, nessuno si senta escluso. Siamo noi padri e figli, siamo noi bella ciao” (Francesco De Gregori).